Cultura Eventi e Spettacoli



[Capodanno al Parco della Musica] 

 

Capodanno con Gigi Proietti - e i suoi “Cavalli di battaglia” - all'Auditorium Parco della Musica di Roma. 

 

A grande richiesta, il 31 dicembre - e il 3 gennaio - Gigi Proietti torna con i suoi “Cavalli di battaglia” nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica di Roma per festeggiare il 2018 insieme al suo affezionatissimo pubblico.

Una contaminazione continua fra generi, uno show brillante e incisivo in cui la comicità abbraccia la drammaturgia e la parodia incontra la canzone. Uno spettacolo accattivante in cui il mimo dà la mano al poeta, mentre sul palco prendono forma e si colorano tipologie umane che è impossibile non riconoscere e nelle quali è impossibile non riconoscersi. Un successo straordinario, uno spettacolo-fiume con all’attivo un numero infinito di repliche teatrali - e televisive - sempre sold out.    

 

Info: auditorium.com 

 

Gigi Proietti è nato a Roma il 2 novembre del 1940. Conseguito il diploma di maturità classica presso il Liceo Ginnasio Augusto si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università La Sapienza di Roma, che abbandona però a 6 esami dalla laurea rivolgendo la sua attenzione alla musica, imparando a suonare il pianoforte, la fisarmonica e il contrabbasso. Nel frattempo inizia a frequentare al Centro Universitario Teatrale un corso di mimica di Giancarlo Cobelli, che apprezza le qualità di questo ragazzo tanto che lo scrittura per uno spettacolo d'avanguardia, "Can Can degli italiani". Come tutti i grandi artisti, la sua carriera inizia con la gavetta nei bar all'aperto, nei piccoli teatri e nei night-club.

Nel 1964 ricopre un ruolo secondario sul palcoscenico con il Gruppo Sperimentale 101 sotto la direzione di Antonio Calenda, dello stesso Cobelli e dello scrittore e sceneggiatore, ancora poco conosciuto, Andrea Camilleri. Il suo primo ruolo lo recita all'aperto, travestito da upupa, nella rappresentazione de "Gli uccelli di Aristofane" (1964) diretto da Giuseppe Di Martino. Nel 1968 ottiene ruoli da protagonista in diversi spettacoli messi in scena dal Teatro Stabile de L'Aquila, tra cui "Il Dio Kurt" di Alberto Moravia e "Operetta" di Witold Gombrovicz.

Il primo, inaspettato successo arriva nel 1970, quando viene improvvisamente chiamato a sostituire Domenico Modugno nella parte di Ademar nella commedia musicale di Garinei e Giovannini, "Alleluja brava gente".

Al cinema ottiene il primo ruolo da protagonista nel film di Tinto Brass "L'Urlo" del 1968, anche se, a causa della censura, il film venne proiettato nelle sale italiane soltanto nel 1974.

L'occasione per lasciare il segno nel mondo della cinematografia arriva nel 1976 con il film "Febbre da cavallo", per la regia di Steno, dove Gigi veste i panni dello sfortunato indossatore Bruno Fioretti, detto Mandrake, appassionato di ippica e di scommesse, che inventa qualsiasi stratagemma per poter giocare, e perdere regolarmente, insieme ai suoi amici Pomata (Enrico Montesano) e Felice (Francesco De Rosa). Nello stesso anno stringe un proficuo sodalizio con lo scrittore Roberto Lerici, insieme al quale scrive e dirige i suoi spettacoli più rinomati e di successo, come "A me gli occhi, please!", riportato in scena nel 1993, 1996 e nel 2000, "Come mi piace" (1983) e "Leggero leggero" (1991). È sicuramente in questo tipo di spettacoli che Gigi ha la possibilità di dimostrare tutta la sua arte esibendosi come monologhista, cantante, imitatore e ballerino. Il successo di pubblico fu inatteso quanto strabiliante, superando agevolmente le 6 serate inizialmente previste per arrivare a quota 300, con oltre 2.000 spettatori di media a riempire i teatri di tutta Italia, ammirato e stimato anche da importanti personalità come Federico Fellini e Eduardo De Filippo.

Nel 1978 istituisce al Brancaccino, una sala prove del Teatro Brancaccio, il Laboratorio di Esercitazioni Sceniche per i giovani attori, una scuola nata come associazione culturale, presieduta da Flavia Tolnai e guidata da un gruppo docente formato da Gigi, Annabella Cerliani, Ugo Gregoretti e Sandro Merli. Il Laboratorio divenne la migliore scuola di recitazione sfornando più attori di successo di qualunque altra, perfino della mitica Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico. Da lì usciranno, per fare qualche nome, Massimo Wertmüller, Pino Quartullo, Rodolfo Laganà, Gianfranco Iannuzzo, Chiara Noschese, Francesca Reggiani, Giorgio Tirabassi, Gabriele Cirilli, Enrico Brignano, Flavio Insinna. Nel frattempo Gigi cerca di trasferire le sue idee anche in televisione, senza incontrare il grande successo che invece ha in teatro, nonostante presenti pregevoli spettacoli quali "Fregoli", "Attore amore mio", "Cyrano a Varadero," con la complicità di Gianni Minà, e soprattutto uno dei migliori spettacoli della storia della televisione, "Fatti e Fattacci" (1975), di Roberto Lerici, per la regia di Antonello Falqui e con Ornella Vanoni, poi vincitore della Rosa d'Oro al Festival di Montreux. In questo spettacolo Gigi interpreta il cantastorie di una scalcinata compagnia di saltimbanchi in un viaggio a puntate attraverso il folklore di quattro città italiane, Roma, Milano, Napoli e Palermo. Alla Sicilia dedica un omaggio in quello stesso anno, cantando in dialetto siciliano la celeberrima "Ballata di Carini", musicata da Romolo Grano e utilizzata come sigla iniziale del film "L'amaro caso della baronessa di Carini", diretto da Daniele D'Anza, con Ugo Pagliai e Janet Agren.

Con le premesse di "Un figlio a metà" e di "Italian Restaurant," in cui lavora con Nancy Brilli, entrambi per la regia di Giorgio Capitani, nel 1996 arriva il grande trionfo della serie televisiva "Il Maresciallo Rocca", creato dalla coppia di scrittori Laura Toscano e Franco Marotta e ancora diretto da Capitani, nella quale l'attore interpreta il ruolo di Giovanni Rocca, vedovo e con tre figli a carico, maresciallo comandante della stazione dei Carabinieri di Viterbo, che tra un caso e l'altro si innamora di una deliziosa farmacista, interpretata da Stefania Sandrelli. La serie, partita in sordina, conquista i favori del pubblico fino a superare agevolmente i dieci milioni di spettatori: il successo è talmente grande che il 30 settembre 2013 Gigi ha ricevuto la cittadinanza onoraria della città di Viterbo. Il colossale successo impone ai due autori, ai registi e al protagonista ben 5 sequel realizzati tra il 1998 ed il 2005.

Gigi interpreta un altro personaggio creato da Toscano e Marotta, "l'Avvocato Porta", in due serie dirette da Franco Giraldi, ma con minor successo. Nel 2005, dopo essere apparso come veterinario in un film diretto da José Maria Sànchez, è uno degli ospiti d'onore nella fortunata trasmissione di Renzo Arbore "Speciale per me - meno siamo meglio stiamo", dove canta 3 sue canzoni, tra le quali la celeberrima "Chi me l'ha fatto fa'", e si produce nella divertente recitazione de "Il lonfo", probabilmente la più nota delle poesie meta-semantiche di Fosco Maraini, recitata successivamente (2007) anche in una puntata della trasmissione "Parla con me", condotta su Raitre da Serena Dandini.

Non si può dimenticare che all'inizio della sua carriera Gigi si era dedicato anche al doppiaggio, dando la sua voce a Gatto Silvestro (in compagnia di Tweety - Loretta Goggi), a Richard Burton, a Richard Harris, a Marlon Brando, passando per Robert de Niro, Dustin Hoffman e Sylvester Stallone nel primo film della celeberrima serie "Rocky". Nel 1992 doppiò anche il famoso personaggio del Genio della Lampada nel film "Aladdin", prodotto dalla Walt Disney Pictures, che ripeterà anche nei due sequel distribuiti soltanto in home video. Si dedica anche alla regia, sia teatrale che televisiva ("Villa Arzilla", 1990, e "Un nero per casa", 1998).

Dal 2001 al 2007 ottiene la direzione artistica del Teatro Brancaccio, finché gli viene improvvisamente "scippata", come commentò lo stesso Gigi, in favore di Maurizio Costanzo. Dopo aver riconsegnato le chiavi del Brancaccio, Gigi si trasferisce al "Gran Teatro" di Tor di Quinto (oggi a Saxa Rubra). Nel 2006 ha portato in tour lo spettacolo "Serata d'Onore", premiato all'Arena di Catanzaro con il "Riccio d'Argento" come migliore spettacolo dell'anno, nella rassegna "Fatti di Musica" ideata e diretta da Ruggero Pegna. 

Dal 2003 è direttore artistico del Silvano Toti Globe Theatre - l’unico palcoscenico elisabettiano d’Italia - situato nel cuore di Villa Borghese.

Della sua vita privata ha sempre mantenuto il massimo riserbo. È sposato con la ex guida turistica svedese Sagitta Alter, dalla quale ha avuto due figlie, Susanna e Carlotta, entrambe avviate nel mondo dello spettacolo: scenografa la prima, cantante la seconda. 

 

 

Il “mattatore” sta portando in scena - lo ha fatto anche in tv - lo straordinario show d’autore “Cavalli di battaglia”, riscuotendo il consueto successo di pubblico e critica.   

 

[di Redazione]


[Il compleanno] 

 

Buon compleanno Carlo Verdone!

 

Carlo Verdone, degno erede della grande tradizione della commedia all’italiana, e in particolare del celebre Alberto Sordi (al quale è stato spesso accostato), con le sue pellicole rappresenta da quasi quarant’anni l’italiano medio con le proprie abitudini e manie. Per lui i più sinceri auguri di RaccontaRoma.   

 

Nato a Roma il 17 novembre del 1950, Carlo Verdone raggiunge il successo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, con il passaggio dal cabaret alla Tv e poi al grande schermo. Da allora, film dopo film, è diventato quello che è oggi: una stella assoluta del cinema italiano.

Originario del centralissimo rione Regola (tra Ponte Sisto e Campo de’ fiori), in una delle zone più colorate della Capitale, Verdone cresce circondato da un campionario di romanità tra il popolano e il borghese, che saprà poi trasferire nei suoi film. È dal teatro, però, che tutto comincia. In particolare dall’Alberichino, la sala in cui - giovanissimo - Verdone interpreta il suo spettacolo “Tali e Quali”, per una platea praticamente inesistente, ma in cui una sera c’è anche un critico che scriverà grandi cose di lui.

Poi arriva il cabaret in Tv, con “Non Stop”, un programma della Rai che sarà una fucina di talenti della comicità (basti citare il nome di Massimo Troisi). Qui Verdone interpreta alcuni dei suoi irresistibili personaggi (tra cui il bullo di periferia, il bamboccione dallo sguardo attonito, il fricchettone figlio de’ fiori, il forbito nevrotico). E qui lo vede, e ride, anche Sergio Leone.

Il grande regista lo chiama al telefono e chiede di incontrarlo. Tra il burbero e l’affettuoso lo convince a rompere gli indugi e scrivere un film, e mentre ne diventa il produttore gli insegna i trucchi del mestiere di regista. Nasce così “Un sacco bello”, il primo film di Verdone, del 1980, che ottiene un buon successo. Segue “Bianco, rosso e verdone”, un altro classico, dove compaiono altri personaggi che resteranno “mitici”.

Ma è il terzo film, “Borotalco”, del 1982, che si rivela il più importante, quello che Verdone stesso oggi definisce “fondamentale”. In “Borotalco” infatti Verdone decide di rischiare: abbandona le macchiette e interpreta un personaggio unico, non caratterizzato, che regge tutto il film.

Poi seguono le commedie sofisticate, come “Maledetto il giorno che t’ho incontrato”, “Al lupo, al lupo”, senza disdegnare occasionali ritorni alle macchiette delle origini (“Viaggi di nozze”, “Gallo cedrone” e “Grande, grosso e Verdone”).

Il resto della sua filmografia è…Storia del cinema!

Di Verdone attore colpisce l’istinto camaleontico, l’osservazione del quotidiano, lo sguardo attento ai particolari che poi sfocia nella creazione di irresistibili macchiette, surreali, sebbene costruite partendo da situazioni rubate dalla strada.

Di Verdone regista sorprende invece l’attenzione alla scrittura delle sceneggiature, la passione per la musica (fondamentale in tutti i suoi film), l’occhio in grado di catturare tic e nevrosi comuni, l’inventiva che gli permette di creare battute velocemente entrate nel gergo dei ragazzi, l’individuazione di straordinari “caratteristi” (basti pensare alla Sora Lella o a Mario Brega), la capacità dirigere al meglio attori e attrici valorizzandone appieno le qualità.

 

Dal suo ritratto emergono infine anche alcune caratteristiche personali oltre che professionali, quali l’ammirazione per l’attore Alberto Sordi (con cui ha collaborato e di cui è considerato per certi versi l’erede), fino alla romanità e all’ormai famosa ipocondria, che ne ha fatto una sorta di esperto in diagnosi e conoscenza di ogni posologia medica. 

Buon compleanno Carlo! 

 

[di Redazione]


[I grandi pensatori europei] 

 

Hegel: un pensatore complesso.  

 

Nato a Stoccarda e morto a Berlino il 14 novembre del 1831, Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) è stato un filosofo idealista che ha influenzato e cambiato radicalmente il modo di fare filosofia degli anni successivi. Pilastro del pensiero occidentale, la speculazione filosofica di Hegel ha rappresentato infatti il punto di partenza per la maggior parte dei pensatori europei, divisi tra ammiratori (su tutti Feuerbach e Marx) e critici (come Schelling, Schopenhauer e Nietzsche). A lui è intitolato un Piazzale nel quartiere Nomentano-Talenti di Roma. 

 

Georg Wilhelm Friedrich Hegel nasce a Stoccarda il 27 agosto del 1770.

Riceve un’educazione rigidamente protestante, e al ginnasio di Stoccarda si forma in modo approfondito in campo umanistico, soprattutto per quanto riguarda la conoscenza dei classici latini e greci. Concluso il percorso scolastico decide di studiare Teologia allo “Stift” di Tubinga, un seminario che formava il ceto clericale protestante e il cui percorso di studi si articolava in due anni di filosofia seguiti da tre di teologia. Durante gli anni di seminariato, che permettono di avvicinarsi al pensiero di Kant, Rousseau e alle opere di Goethe, Hegel stringe amicizia con il poeta Hölderlin e il filosofo Schelling, che avranno entrambi un notevole peso nello sviluppo del successivo sistema hegeliano. Se gli anni di studio lo avvicinano alle posizioni del nascente idealismo tedesco, dal punto di vista politico il giovane Hegel non è insensibile al fascino e alle suggestioni della Rivoluzione Francese.

Portato a termine il seminariato Hegel lavora come precettore presso una famiglia di Berna: è di questi anni lo studio della figura di Cristo (anche sotto l’aspetto storico-sociale della religione), che si concretizza ne “La vita di Gesù” e in “La positività della religione cristiana”. Nel 1797 si sposta a Francoforte grazie a un impiego, sempre da precettore, procuratogli da Hölderlin. La vicinanza con l’amico si riflette nella produzione dell’epoca, da “Lo spirito del Cristianesimo e il suo destino” fino al “Frammento del sistema”, opere con cui si allontana ulteriormente dal pensiero kantiano in materia di religione. 

Nel 1799 muore il padre, e l’eredità ricevuta gli permette di abbandonare la carriera di precettore e di dedicarsi alla carriera accademica. Approda così nel 1801 a Jena, l’Università tedesca più attiva e stimolante di quel momento, e ottiene poco dopo il suo arrivo l’abilitazione all’insegnamento. Qui Hegel rincontra l’amico Schelling, anch’egli professore a Jena, e i due iniziano a lavorare insieme. Dalla loro collaborazione nasce la rivista “Il giornale critico di filosofia”, in cui Hegel si schiera a favore di Schelling nella polemica di quest’ultimo contro Kant, Fichte e Jacobi. Nel 1803 Schelling abbandona Jena per Würzburg, e da quel momento oltre alla distanza fisica inizia a interporsi tra i due amici anche una distanza teorica, che si esplicita definitivamente nella “Fenomenologia dello spirito”, redatta da Hegel a Jena e pubblicata nel 1807 a Bamberg.

L’esperienza di Bamberg si conclude con il trasferimento a Norimberga, dove Hegel viene chiamato per dirigere il ginnasio locale. Qui Hegel sposa una nobildonna, Maria von Tucher, dalla quale ha due figli, Karl e Immanuel (successivamente i due coniugi accoglieranno in famiglia anche Ludwig, figlio avuto con una affittacamere di Bamberg, Christiane Fischer). Hegel, accanto alla gestione del ginnasio, non tralascia la riflessione e la produzione filosofica, e pubblica la “Scienza della logica” (1812-1816). Nei due anni che vanno dal 1816 al 1818 Hegel fa di nuovo esperienza dell’insegnamento universitario, salendo in cattedra questa volta a Heidelberg, mentre nel 1817 pubblica l’ “Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio”, che verrà poi rieditata nel 1827 e nel 1830.

L’ultima fase della vita di Hegel lo vede professore all’Università di Berlino, città che nel frattempo si è affermata come il più prestigioso polo culturale tedesco. Oltre alle “Lezioni” universitarie - raccolte postume dagli allievi, e centrali per il lascito hegeliano all’idealismo tedesco - Hegel pubblica nel 1821 i “Lineamenti di filosofia del diritto”.

Si spegne il 14 novembre del 1831, all’età di 61 anni. 

 

[di Redazione]

Veduta aerea di Piazzale Hegel - Roma
Veduta aerea di Piazzale Hegel - Roma

[La Casa Museo

 

La Casa Museo di Luigi Pirandello a Roma: l’ultima dimora del grande narratore. 

 

Situata all’ultimo piano di un bel villino liberty in Via Antonio Bosio 13 b, a pochi passi da Villa Torlonia, nel quartiere Nomentano di Roma, la Casa Museo Luigi Pirandello è già passata alla storia come Villa Pirandello. Qui lo scrittore, drammaturgo e poeta ha trascorso  gli ultimi anni della sua vita, e qui, l'8 novembre del 1934, ha appreso la notizia del conseguimento del Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: "Per il suo coraggio e l'ingegnosa rappresentazione dell'arte teatrale". Dopo Giosuè Carducci e Grazia Deledda è il terzo italiano ad ottenere il prestigioso riconoscimento. Precedentemente aveva abitato al piano rialzato insieme alla sua famiglia. Dal 1962 l’abitazione ospita la sede dell'Istituto di Studi pirandelliani e sul Teatro italiano contemporaneo, cui è affidata la custodia del patrimonio storico-artistico, la tutela e la valorizzazione della biblioteca e degli archivi, che sono consultabili. La casa è aperta al pubblico per visite guidate. L’ingresso è gratuito, e le emozioni garantite!

 

Per info: www.studiodiluigipirandello.it 

 

[di Redazione]


[Pausa Museo]  

 

Al via la nuova edizione di “Pausa Museo”: musica e teatro - gratis - all’ora di pranzo. 

 

No, non si tratta di un’altra serie tv! “Pausa Museo” è un’iniziativa che Roma Capitale, in collaborazione con istituzioni culturali come la Casa del Jazz e il Teatro di Roma, offre ai visitatori di alcuni piccoli Musei civici ad ingresso gratuito. Le performance, musicali o teatrali, della durata di 25 minuti ciascuna, verranno eseguite in tre fasce orarie, nell’ambito della classica pausa pranzo - tra le 12.30 e le 13.30 -. Si potrà godere di questo genere di intermezzi artistici a partire dal 2 novembre, fino al prossimo 20 dicembre. Buona “Pausa Museo” a tutti!

Per info a programma vedi qui  

[di Redazione]


[Giudizio Universale]  

 

“Giudizio Universale show”: quando l’arte incontra lo spettacolo. 

 

Tecnologia altamente immersiva, musiche originali, composte nientepopodimenoché da Sting, la straordinaria bellezza delle opere d’arte: tutto questo, e molto altro ancora, è “Giudizio Universale. Michelangelo and the secrets of the Sistine Chapel”. Il primo Show Artainment della storia: una magica fusione tra arte e spettacolo. Una modalità tutta nuova, post moderna, per narrare sulla base di parametri a forte impatto scenico, emozionale, nonché spirituale, la genesi del maestoso capolavoro di Michelangelo: la Cappella Sistina. Un racconto mozzafiato, messo in scena presso l’Auditorium della Conciliazione, realizzato con il prezioso contributo scientifico dei Musei Vaticani.

Per maggiori info www.giudiziouniversale.com   

[di Redazione]

 

La Cappella Sistina: un tesoro artistico mondiale. 

 

Il 15 agosto del 1483 - era un venerdì di 535 anni fa! - Papa Sisto IV inaugurava la cappella Palatina del Palazzo Apostolico restaurata, consacrandola all’Assunta. Ripercorriamone brevemente la genesi.

 

Inserita in una vasta opera di ristrutturazione del tessuto urbano di Roma, l’opera, iniziata nel 1475 su progetto di Baccio Pontelli e realizzata da Giovannino de’ Dolci, ha visto la partecipazione dei grandi maestri del Rinascimento italiano - come Botticelli, Perugino, Pinturicchio, Ghirlandaio, Signorelli - che dal 1481 al 1482 hanno affrescato le pareti della grande navata.

 

Il ciclo pittorico esalta agli occhi dei primi spettatori le dimensioni imponenti della navata rettangolare (lunga 40,93 metri e larga 13,41), le stesse del Tempio di Salomone, così come riportate nell’Antico Testamento. Un chiaro segno di continuità tra la storia del popolo di Israele e la comunità di Cristo.

 

Nel 1484 Sisto IV muore e a succedergli è il nipote Giulio II della Rovere che incarica Michelangelo Buonarroti di decorare la volta e le lunette. Terminati nell’ottobre del 1512, i nuovi affreschi vengono svelati ufficialmente il 1° novembre con una messa celebrata da Giulio II, che decide di consacrare la cappella allo zio.

 

Gli affreschi dell’altare con il celebre “Giudizio Universale” saranno portati a termine tra il 1525 e il 1541. Da questo momento in poi per il mondo sarà la “Cappella Sistina”, scrigno di uno dei tesori artistici più conosciuti in assoluto. 


[La lingua italiana nel mondo] 

 

La lingua italiana nel mondo: una scommessa già vinta. 

 

“Chi parla male pensa male e vive male”, così recitava il grande Nanni Moretti nella storica pellicola “Palombella rossa” (1989) - diretta e interpretata dal regista romano - da poco restaurata sotto la sua attenta supervisione. Frase più volte citata da autorevoli linguisti quali Tullio De Mauro (1932-2017) e Luca Serianni. Ed è proprio della lingua italiana che “parliamo”, anzi “scriviamo”, oggi. E soprattutto della sua diffusione nel mondo, in seguito ai dati forniti dalla III edizione degli “Stati Generali della lingua italiana nel mondo: L’italiano e la rete, le reti per l’italiano”, organizzati dalla Farnesina, in collaborazione con il Miur e l’Accademia della Crusca a Roma, a Palazzo Madama, lo scorso 22 ottobre, alla presenza delle massime personalità del settore. Evento che ha seguìto a ruota la XVIII Settimana della Lingua italiana nel mondo (15-21 ottobre).

Una giornata di studio dalla quale è emerso il fascino evergreen dell’italiano, racchiuso nella sua musicalità e nell’idea del bello che infonde negli animi. La nostra si classifica pertanto, tra le lingue più studiate del pianeta, al quarto posto assoluto, dopo inglese, francese e spagnolo. Un risultato di tutto rispetto dunque. E si posiziona inoltre all’ottavo posto nella classifica delle lingue più usate su Facebook, con un potenziale bacino di utenza di circa 250 milioni di persone. Un dato interessante.

Il suo rimando alla cultura, all’arte, alla musica, alla moda e al design è noto; ora incide anche il collegamento con l’enogastronomia, quale segno dei tempi evidentemente. Per non parlare del rilevante ruolo, non nuovo, svolto dalla lingua italiana negli scambi commerciali del made in Italy. Nella Chiesa poi essa sostituisce, come nel Sinodo voluto da Papa Francesco, sempre più spesso il latino. La lingua italiana come veicolo della globalizzazione quindi, da associare alla pace e al dialogo tra le nazioni.

Tutti argomenti, questi, a me molto cari, avendo collaborato per tanti anni con Rai International, purtroppo chiusa nel 2006. Una struttura che ha contribuito - attraverso la radio, la televisione e il web - con professionalità alla crescita e alla diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo - dove vive e lavora l'altra Italia - e di cui conservo un bel ricordo sotto il profilo professionale ed esperienziale.

E allora…evviva l’Italiano nel mondo.    

 

[Alessandro Quinti]


[40° anniversario della morte di Gronchi] 

 

Un francobollo commemorativo per il Presidente Giovanni Gronchi. 

 

Poste Italiane celebra il 40° anniversario della scomparsa del Terzo Capo dello Stato Italiano Giovanni Gronchi (Pontedera, 10 ottobre 1887 - Roma, 17 ottobre 1978) con l’annullo filatelico di un francobollo commemorativo - emesso il 22 giugno 2018 -. L’iniziativa ha avuto luogo il 18 ottobre 2018 nell’ambito della visita a Pontedera dell’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.


[Parco della Musica] 

 

“Ci sarà un tempo per noi da qualche parte”. Il grido - sempre attuale - di West  Side Story, inaugura la stagione di Santa Cecilia. 

 

West Side Story, la tragedia senza tempo di Leonard Bernstein (25 agosto 1918 - 14 ottobre 1990), nel centenario della sua nascita, ha inaugurato - 12, 13, 14 ottobre - in maniera strepitosa ed emozionante la stagione di Santa Cecilia 2018/2019. La versione semiscenica, decisamente attuale, del capolavoro Bernsteiniano - diretta da un Antonio Pappano in forma smagliante - rappresenta, all’interno della storia e dei valori che racconta e custodisce, un esperimento diacronico di vita vissuta - attraverso epoche diverse, pertanto - e di sentimenti intramontabili.

La vicenda dei protagonisti Tony e Maria -  moderni Romeo e Giulietta - ambientata nella periferia della Grande Mela dilaniata da scontri etnici, è infatti una riflessione “a tutta musica” - e che musica! - sul destino e l’animo dell’essere umano. Era davvero una difficile prova mettere in concerto un musical senza coreografie, ma grazie alla professionalità sconfinata degli interpreti, del coro e dell’orchestra, la magia si è manifestata nella Sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, estasiando il pubblico, rapito e ammaliato da uno spettacolo unico nel suo genere.

Lunghi applausi e standing ovation hanno accompagnato l’esecuzione dei due avvincenti atti, lasciando, al loro termine, la voglia di continuare a vedere e ascoltare all’infinito quelle melodie e quegli artisti. Le analogie con il nostro complesso tempo sono moltissime: e la periferia di New York può diventare in un attimo quella di Roma, con le sue tante contraddizioni, i suoi giovani perduti o ritrovati, la sua quotidianità - all’ombra del Colosseo o del Vaticano, o dei Palazzi della politica - a volte priva di scrupoli e sensibilità per un sogno, un amore, una speranza di un futuro migliore. Per le migliaia di Maria e di Tony che si rincorrono sperando di avere un giorno "un tempo per loro, da qualche parte nel mondo”. 

 

[Alessandro Quinti]


[Festival delle scrittrici a Roma]  

 

InQuiete: quando a scrivere sono le donne. 

 

Dal 4 al 7 ottobre l’isola pedonale del quartiere del Pigneto ospiterà la seconda edizione de InQuiete: il Festival delle scrittrici nella Capitale. Una bella iniziativa totalmente gratuita, autofinanziata, in collaborazione con Biblioteche di Roma, ricca di eventi e appuntamenti adatti ad un pubblico di ogni età. L’idea è quella di porre al centro dell’attenzione il lavoro di scrittura al femminile, troppo volte giudicato un genere minore, nonostante la sua inarrestabile crescita in termini di produzione e presenza sul mercato editoriale. Un pregiudizio da sfatare, da “asfaltare”, anche grazie a InQuiete. Quattro giornate di incontri e reading deputati dunque alla riaffermazione della scrittura femminile, assurta ai massimi livelli letterari e narrativi, com’è giusto che sia. Qui non si tratta di bilanciare le quote rosa: si tratta solo di guardare da vicino la realtà delle cose, e di trarre le dovute conclusioni con onestà intellettuale. Le donne scrivono, da sempre, tanto e bene. Le vite delle grandi autrici del passato, ripercorse durante il Festival, lo ricordano a chiare lettere. Non mancheranno presentazioni di ultime uscite, confronti e laboratori di scrittura. Da quest’anno un occhio particolare verrà rivolto anche alla poesia e al teatro. Per maggiori info www.inquietefestival.it  

 

[Alessandro Quinti]


[Rievocazioni]  

 

E' tempo di Palio ad Ostia Antica! 

 

Sabato 22 e domenica 23 settembre nel Borgo di Ostia Antica, una delle più suggestive cornici del X Municipio, tornano in scena le tradizioni rinascimentali. Vedi qui  


[Eventi]  

 

"Le Luci della Storia su Porta Pia": al via la 5° edizione. 

 

Nel cortile Cinquecentesco di Porta Pia, sede del Museo Storico dei Bersaglieri, prende il via la 5° edizione della rassegna "Luci della Storia su Porta ", dal 18 al 23 settembre, vedi qui,

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[Musica]  

 

Una serata tributo per Lucio Battisti: il 28 settembre al Riverside. 

 

Venerdì 28 settembre alle ore 22,15 al Riverside di Viale Gottardo, vedi qui,

a vent’anni dalla scomparsa, una serata evento dedicata all’indimenticabile Lucio Battisti (1943-1998), per molti il più grande in assoluto della musica leggera italiana, riferimento imprescindibile per ogni generazione di artisti. Le sue canzoni, reinterpretate da illustri colleghi di ieri e di oggi, continuano infatti a regalare a tutti noi sempre le stesse “emozioni”. Continua a leggere


[Il compleanno] 

 

Buon compleanno Andrea Camilleri: un romano di adozione. 

 

Lo scrittore “creatore” del personaggio di Salvo Montalbano - il commissario più amato dagli italiani - compie 93 anni. 

 

Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento, il 6 settembre del 1925. Ha cominciato a lavorare come regista teatrale nel 1942. Da allora ha messo in scena più di cento opere, tra cui molti lavori di Luigi Pirandello: Così è (se vi pare) nel 1958, Ma non è una cosa seria nel 1964, La rappresentazione della favola destinata ai Giganti nel 1959, Sei personaggi in cerca d'autore, rappresentato a Lisbona con allievi e attori inglesi e russi che recitavano ognuno nella propria lingua, Il gioco delle parti nel 1980, e molti altri.

È stato il primo a portare Beckett in Italia, mettendo in scena Finale di partita nel 1958 al Teatro dei Satiri di Roma e poi nella versione televisiva con Adolfo Celi e Renato Rascel.

Ha rappresentato testi di Ionesco (Il nuovo inquilino nel 1959 e Le sedie nel 1976), Adamov (Come siamo stati nel 1957, prima assoluta in Italia), Strindberg, T.S. Eliot. Ha messo in scena i poemi di Majakovskij nello spettacolo Il trucco e l'anima, che è stato in tournée in tutto il Sudamerica.           

Ha realizzato numerose regie di opere teatrali e di romanzi sceneggiati per la radio e per la televisione. È stato autore, sceneggiatore e regista di programmi culturali per la radio e la televisione. Ha prodotto diversi programmi televisivi tra cui, per esempio, un ciclo dedicato dalla Rai al teatro di Eduardo De Filippo e le famose serie poliziesche del Commissario Maigret di Simenon e del Tenente Sheridan.

Ha insegnato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dal 1958 al 1965 e dal 1968 al 1970; è stato titolare della cattedra di regia all'Accademia Nazionale di Arte Drammatica "Silvio D'Amico" dal 1977 al 1997. Ha tenuto corsi, conferenze e stage di regia, sia in Italia che all'estero.

All’età di vent'anni alcune sue poesie furono pubblicate in un'antologia curata da Giuseppe Ungaretti. Nello stesso tempo scriveva i suoi primi racconti per riviste e quotidiani come "L'Italia socialista" e "L'ora" di Palermo.

Ha esordito come romanziere nel 1978 con Il corso delle cose (Lalli, ristampato da Sellerio nel 1999), primo della serie dei romanzi "storici".

Due anni dopo ha pubblicato con Garzanti Un filo di fumo (premio Gela).

Sono seguiti, per Sellerio: La strage dimenticata, La stagione della caccia, La bolla di componenda, Il birraio di Preston (premio Vittorini), La concessione del telefono. Nel 1999 è uscito per Rizzoli La mossa del cavallo (premio Elsa Morante). Sempre Sellerio ha pubblicato i primi cinque romanzi - ne sono seguiti molti altri - che hanno come protagonista il commissario Montalbano: La forma dell'acqua (1994), Il cane di terracotta (1996), Il ladro di merendine (1996), La voce del violino (1998, premio Flaiano), La gita a Tindari (2000).           

Per Mondadori sono usciti: Un mese con Montalbano (1998), Gli arancini di Montalbano (1999) e La scomparsa di Patò (2000), che riprende il filone dei romanzi "storici". Ha collaborato a riviste italiane e straniere ("Ridotto", "Sipario", "Dramma", "Le théatre dans le monde") e dal 1995 all'"Almanacco letterario" (Edizione dell'Altana).

Dai suoi romanzi incentrati sulla figura del commissario Salvo Montalbano è stata tratta una lunga e fortunata serie di film per la televisione - la prima messa in onda risale al 1999 su Rai 2 - alla realizzazione della quale Camilleri ha collaborato come sceneggiatore. Difficile contare le repliche! Sua anche la sceneggiatura e l'adattamento per il teatro del Birraio di Preston, che nella versione per la radio lo ha visto autore e interprete.

Sempre per la radio ha sceneggiato e adattato Un filo di fumo, partecipandovi anche in veste di lettore. Ha recitato nel ruolo di capo della polizia in Guerra di spie, film per la Tv di Corrado Augias, e nel ruolo del nonno archeologo ne Il gioco della maschera di Rocco Mortelliti, di cui lo stesso Camilleri ha scritto il soggetto.

Sposato dal 1947 con Rosetta Dello Siesto, ha tre figlie e quattro nipoti.

Andrea Camilleri vive a Roma dalla fine degli anni Quaranta.

Con “L’altro capo del filo”, Sellerio editore, la nuova indagine del commissario Montalbano - maggio 2016 -, ha festeggiato i cento libri pubblicati.

 

Dal 29 agosto è in libreria la sua nuova opera, "Ora dimmi di te. Lettera a Matilda", edita da Bompiani. Una lettera alla bis nipotina in cui ripercorre i momenti salienti della propria vita.    


[Il parco pubblico] 

 

"C'è un cuore che batte nel cuore di Roma". Villa Borghese: la magia del parco pubblico più amato dai romani. 

 

"C'è un cuore che batte nel cuore di Roma", cantava e continua a cantare nei suoi concerti live, il grande Antonello Venditti. Ricordate? E quel cuore era e sarà sempre Villa Borghese: il parco pubblico più amato dai romani, e dai turisti, che a tutte le ore del giorno lo attraversano, lo percorrono da un capo all'altro. A piedi, in bicicletta, a bordo dei caratteristici risciò o dei veicoli elettrici, sul trenino del Bioparco oppure, sfidando la gravità, sfrecciando sui moderni velocipedi!

E' un parco storico che, pensate, ha appena compiuto 115 anni - ha aperto il i suoi cancelli al pubblico il 12 luglio del 1903! -. Proprio in questi giorni l'ho ri-visitato per voi. Una meravigliosa passeggiata tra passato e presente: emozioni e ricordi indimenticabili. Ma entriamo insieme. Seguitemi! 

 

“Villa di delizie”, è il risultato finale che aveva in mente il cardinale Scipione Caffarelli Borghese, nipote di papa Paolo V, quando all'inizio del Seicento comprò una serie di terreni e vigne attorno alla proprietà di famiglia.

Del progetto furono incaricati i due architetti Flaminio Ponzio e Giovanni Vasanzio , che diedero inizio ai lavori nel 1606. Ventisette anni dopo, durante i quali erano intervenuti artisti del calibro di Pietro e Gian Lorenzo Bernini, Villa Borghese era ormai completata in larga parte: 80 ettari di parco, intervallati da 35 fontane, 15 edifici minori, 14 fabbricati artistici, 10 monumenti e una ricca collezione di statue e sculture.

Modificata nel 1766 per volere del principe Marcantonio IV (che fece realizzare il Giardino del Lago), l'area venne acquisita al patrimonio del Comune di Roma nel 1903, al prezzo di tre milioni di lire di allora. Dedicata alla memoria di Umberto I, venne aperta al pubblico il 12 luglio dello stesso anno.

 

Oltre ad essere il terzo più grande parco pubblico della Capitale - dopo Villa Doria Pamphili e Villa Ada - Villa Borghese è un luogo di grande fascino artistico che richiama milioni di turisti all'anno, grazie soprattutto alla ricca collezione conservata nell'ex Casino Nobile, ribattezzato Galleria Borghese, senza pari al mondo per la quantità e l'importanza delle opere del Bernini e del Caravaggio che custodisce.

 

Un grande cuore verde: così si presenta, sulla cartina, il parco più famoso e, sicuramente, il più vivo e amato di Roma.

 

Oggi la villa, dai molteplici volti, riesce ad offrire attrazioni e divertimenti di vario tipo.

È apprezzata da chi ama passeggiare e correre all’aria aperta, dalle famiglie che si raccolgono sui prati attorno a colorati picnic, dagli estimatori d’arte che godono della presenza di numerosi musei. Fiore all’occhiello della villa, come già ricordato, il Museo e Galleria Borghese, con le meravigliose sculture, oltre al Museo Carlo Bilotti (Aranciera di Villa Borghese) che annovera nella sua collezione opere di De Chirico, Severini, Warhol, Rivers e Manzù, e la casa-studio dello scultore Pietro Canonica. Questi due Musei Civici fanno parte degli 8 “piccoli” che offrono a cittadini e turisti l’ingresso gratuito tutto l’anno.

All’interno del parco un vasto giardino zoologico, il Bioparco, ospita animali di ogni genere attirando ogni anno migliaia di visitatori, e il Silvano Toti Globe Theatre, unico teatro elisabettiano d’Italia, nato nel 2003 grazie all’impegno dell’Amministrazione Capitolina e della Fondazione Silvano Toti per una geniale intuizione di Gigi Proietti. Ogni estate il teatro ospita una ricca programmazione di opere shakespeariane.

Ma la grande oasi verde non ha ancora esaurito le sue attrazioni. I bambini si possono divertire nella ludoteca a loro dedicata Casina Raffaello, o fare un giro sul trenino, mentre gli amanti del cinema hanno uno spazio creato appositamente per loro, la Casa del Cinema. Inoltre, se il clima lo consente, si può noleggiare una barca al Laghetto. E per finire, tra i numerosi eventi che ospita ogni anno è da non perdere, a maggio, il concorso ippico di Piazza di Siena, con l’atteso rituale del Carosello dell’Arma dei Carabinieri. 

 

[Alessandro Quinti]


[Anteprima mostre

 

Ovidio e le Metamorfosi[1] in mostra a Roma: in autunno alle Scuderie del Quirinale.  

 

Ovidio. Amori e Metamorfosi, è il titolo dell’esposizione in mostra a Roma presso le Scuderie del Quirinale dal 16 ottobre 2018 al 27 gennaio 2019. Un evento che celebra il bimillenario della morte del poeta Publio Ovidio Nasone, spentosi in esilio a Tomi, sul Mar Nero, fra il 17 e il 18 d.C.

Numerosissimi gli artisti che nel corso dei secoli hanno illustrato il celebre poema.

PROGRAMMA E DATE IN ATTESA DI CONFERMA UFFICIALE.

Per info: www.scuderiequirinale.it

 


 

[1] Le metamorfosi (Metamorphoseon libri XV) è il titolo di un poema epico-mitologico di Publio Ovidio Nasone (43 a.C.-18) incentrato sul fenomeno della metamorfosi. Attraverso quest’opera, ultimata poco prima dell’esilio dell’8 d.C., Ovidio ha reso celebri e trasmesso ai posteri numerosissime storie e racconti mitologici della classicità greca e romana.


[Il progetto] 

 

ARTCITY Estate 2018: arte musica e spettacoli a Roma e nel Lazio.

 

ARTCITY Estate 2018, arte musica e spettacoli a Roma e nel Lazio: un progetto organico di iniziative culturali, nato nei musei e per i musei, che unisce sotto un ombrello comune oltre 150 iniziative di arte, architettura, letteratura, musica, teatro, danza e audiovisivo.

La manifestazione, alla sua seconda edizione, copre  e oltrepassa l’intera estate 2018, da giugno a novembre, ed è realizzata dal Polo Museale del Lazio e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

L’idea è creare occasioni di visita attraverso attività pensate su misura, capaci di sfruttare l’attitudine a vivere nuove esperienze che le persone in genere rivelano soprattutto d’estate. Il progetto mira certamente a diffondere la conoscenza dei luoghi d’arte del Lazio presso cittadini e turisti. Il vero obiettivo consiste però nel farveli tornare, innescando un processo di fidelizzazione che trasformi il Museo in un motore di crescita culturale e di coesione sociale.

L’edizione 2018 è in continuità con la precedente: identici sono, infatti, il quadro metodologico di riferimento e l’impegno nel recupero e nella valorizzazione delle collezioni permanenti.

Questo non esclude comunque elementi dal carattere fortemente sperimentale, così da venire incontro a più tipi di pubblico. Ma il dato davvero più innovativo del 2018 è l’intensificazione del Polo Museale all’interno del Lazio e l’avvio di collaborazioni con le amministrazioni locali. Al territorio regionale sono dedicati 75 appuntamenti di musica, danza e teatro, con presenze di calibro internazionale e tre residenze d’artista a Oriolo Romano, Nemi e Sperlonga. Quanto alle collaborazioni, sono stati scelti tra i molti due progetti pilota, uno a Palestrina e l’altro a Sora. 

 

Di seguito le sezioni di ARTCITY: 

 

Il Museo come non l’hai mai visto apre le porte di giorno e di notte a percorsi ‘segreti’ in alcuni dei monumenti più celebri di Roma e del Lazio: il Passetto, le prigioni, la stufetta di Clemente VII e le Olearie di Urbano VIII a Castel Sant’Angelo, appena restaurate e visitabili per la prima volta, la marciaronda, i sottotetti e il Belvedere di Palazzo Venezia, i sotterranei del Vittoriano o il Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina. 

 

L’arte e l’architettura sono protagoniste nelle mostre di respiro internazionale, come “Armi e potere nell’Europa del Rinascimento”, allestita nella doppia sede di Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo, e “Eternal City” nella collezione fotografica del Royal Institute of British Architects al Vittoriano, nonché nelle due serie di dialoghi con grandi architetti e fotografi di architettura. 

 

I Bambini e ArtCity è un progetto dedicato ai bambini che propone una modalità innovativa per vivere il patrimonio culturale attraverso l’incontro con le arti sceniche: gli spettacoli - basati appunto sul confronto tra museo e teatro - avranno luogo in tutto il Lazio, dal Palazzo Farnese di Caprarola all’Abbazia greca di San Nilo a Grottaferrata fino a Villa Lante a Bagnaia. 

 

Le arti performative (musica, antica e contemporanea, teatro e danza) dominano le rassegne “Il giardino ritrovato” a Palazzo Venezia, “Sere d’Arte” a Castel Sant’Angelo, “Musica al Vittoriano” a cura di Ernesto Assante e ancora “In musica”, “In scena” e “Luci su Fortuna” in tutti e quarantasei i luoghi d’arte del Polo Museale del Lazio, all’insegna della qualità e della sperimentazione. 

 

ARTCITY nasce nei musei e per i musei. Per questo motivo per assistere alle iniziative del programma è sufficiente, negli spazi in cui è previsto, acquistare il solo biglietto del museo in cui si svolgono, fino a esaurimento posti. Per la stessa ragione nei siti che non hanno biglietto l’ingresso è libero, sempre fino a esaurimento posti. In occasione di ArtCITY (26 giugno - 11 novembre) per la visita di Castel Sant’Angelo e di Palazzo Venezia, è istituito un biglietto unico che garantisce un ingresso in ciascuno dei due siti e consente l’accesso all’evento serale solo nel sito e nel giorno della prima visita.

 

Per info: www.art-city.it


Un profilo di Federico Zeri: un intellettuale - eccentrico - controcorrente. 

 

Federico Zeri (1921-1998): il ritratto di un grande critico, nel ventennale della scomparsa. 

 

Nato a Roma il 12 agosto del 1921, Federico Zeri, laureatosi in Storia dell’arte nella Capitale con Pietro Toesca (1944), arricchisce la sua formazione anche attraverso i rapporti con Frederick Antal e Roberto Longhi.

Funzionario dell'amministrazione delle Antichità e belle arti dal 1948 al ‘52, ricopre il ruolo di visiting professor alla Harvard University (Cambridge, Massachusetts) e alla Columbia University (New York). Dal 1975 al 1984 è curatore del J.P. Getty Museum di Malibu e, dal 1993, vicepresidente del Consiglio nazionale dei beni culturali. Nel 1995 viene nominato membro associato straniero dell'Académie des beaux-arts de l'Institut de France.

Profondo conoscitore della pittura italiana dal XIII al XVIII secolo, Zeri affronta con metodo storico-filologico indagini su eventi di rilievo della storia artistica così come su fatti e personaggi minori o periferici, dedicando vari studi alla contestualizzazione e alla ricostituzione del corpus di artisti poco noti.

In “Pittura e controriforma. L'arte senza tempo di Scipione da Gaeta” (1957) esamina i rapporti tra la produzione artistica e la cultura post-tridentina, mentre le sue convinzioni filologiche emergono in “Due dipinti, la filologia e un nome”. “Il Maestro delle tavole Barberini” (1961) e in “La percezione visiva dell'Italia e degli italiani” (1989). Applica il suo metodo di indagine, fondato sul rapporto diretto con l'opera, nella stesura di cataloghi di collezioni pubbliche e private, come: “La Galleria Spada in Roma” (1954), “La Galleria Pallavicini in Roma” (1959), “Italian paintings. A catalogue of the collection of the Metropolitan Museum of Art” (4 voll., in collaborazione con E.E. Gardner, 1971-86), “Census of pre-nineteenth-century Italian paintings in North American collections” (in collaborazione con B.B. Fredericksen, 1972), “Italian paintings in the Walters art gallery” (1976).

Tra i cataloghi da lui curati si ricordano anche quelli della Pinacoteca di Brera e della Narodna Galerija di Lubiana. Fonda inoltre la rivista Antologia di belle arti (1977), e cura dal 1983 la seconda e la terza parte della “Storia dell'arte italiana”, pubblicata da Einaudi.

Numerose sono le raccolte di saggi e contributi - dai quali spesso emerge il carattere polemico dei suoi interventi - dedicate a questioni storico-artistiche ma anche a problemi di varia attualità.

Per ricordarne alcune: “Diari di lavoro” (2 voll., 1971-72); “Mai di traverso” (1982) e “L'inchiostro variopinto” (1985), in parte ripubblicati in “Il cannocchiale del critico” (1993); “Dietro l'immagine” (1987, a cura di Ludovica Ripa di Meana); “Giorno per giorno nella pittura” (4 voll., 1988-94); “Orto aperto” (1990).

Zeri inoltre pubblica varie conversazioni e colloqui autobiografici, tra i quali “Confesso che ho sbagliato. Ricordi autobiografici” (in collaborazione con P. Mauriès, 1995).

L’autorevole critico e storico dell’arte si spegne nella sua villa a Mentana, vicino Roma - lasciata in eredità con annessa biblioteca e fototeca all’Università di Bologna affinché divenisse un Centro Studi, ma attualmente in vendita a causa di problemi di manutenzione -, il 5 ottobre del 1998, all’età di 77 anni.  

Villa Zeri
Villa Zeri

Immersive experience: l’ultima favola della post-modernità. 

 

Anni fa - chi non lo ricorda - il grande show men Renzo Arbore, con una delle sue brillanti intuizioni, ci insegnò che “la vita è tutto un quiz”. Ed era vero. Da allora però i tempi sono cambiati, eccome. Ed ora, dopo internet, dopo facebook, dopo il grande fratello, siamo tutti "immersi" in un mondo fatto di esperienze multi-sensoriali ed olistiche! Eh già, cari lettori, la cosiddetta esperienza immersiva rappresenta l’ultima tendenza della nostra epoca post-moderna. Un caleidoscopio di sensazioni ed emozioni declinabili nei più svariati ambiti: dalla moda all’enogastronomia, dallo spettacolo tout-court alla cultura alle ludo-tecniche di distrazione di massa! Una multimedialità estremizzata, interattiva, fatta di suoni, musica, colori, video ed effetti speciali. Uno stordimento dei sensi e della mente che può portare all’estasi, per alcuni, alla confusione, per altri: dipende dai punti di visual!

Che dire, è la post-contemporaneità bellezza! Bisogna farci i conti. D’altronde, considerando che l’attuale situazione socio-politica del nostro Paese vive uno stato di perenne pura vertigine, alla disperata ricerca di approdi - spesso insicuri -, uno sturm und drang delle emozioni appare quasi terapeutico. E allora immergiamoci, distraiamoci, ma quando le luci e i colori si esauriranno? Che faremo? Sapremo mai tornare a quella “vita normale”, “semplice” - aggettivo in disuso -, a quel cammino che prima di noi genitori e nonni hanno percorso con dignità e sacrificio? Quel sacrificio e quella dignità che continuano ad alimentare un'economia di qualunque cosa post?

E' questo il tema. A voi lo svolgimento!         

 

19/8/2018 

 

[Alessandro Quinti] 


[Realtà virtuale]

 

Progetto Domus Aurea

Visita al cantiere di restauro con realtà virtuale

Fino a domenica 26 Agosto 2018

 

 

Mancano solo 4 date alla fine dell’evento, prossima data 18 agosto 2018.

 

Il cantiere della Domus Aurea riapre con degli innovativi interventi multimediali nella prospettiva di valorizzazione scientifica del cantiere di restauro.
Come implementazione rispetto alle precedenti annate, è stato realizzato un progetto site specific di realtà immersiva e video racconto.

 

 

Tutte le info sito ufficiale QUI


[La mostra] 

 

L’altro sguardo, fotografie italiane 1965-2018

 

Palazzo delle esposizioni fino al 2 settembre 2018.

 

 

La mostra propone una selezione di oltre duecento fotografie e libri fotografici provenienti dalla Collezione Donata Pizzi, costituita con lo scopo di promuovere la conoscenza delle più originali interpreti nel panorama fotografico italiano dalla metà degli anni Sessanta a oggi.

 

 

Tutte le info sito ufficiale  QUI


NOTTE DI SAN LORENZO 2018 A ROMA

 

 

La data è quella del 10 agosto, per quanto il picco della visibilità del fenomeno si avrà tra il 12 e il 13 agosto: come sanno i più esperti, le Perseidi sono frutto del passaggio della Terra all’interno dell’orbita della cometa Swift-Tuttle. Nella pratica il nostro pianeta entra all’interno della nube di polveri disseminata dal corpo celeste mentre gira intorno al Sole.

 

Per osservare le stelle in città, oltre a suggerirvi la Terrazza del Pincio, il Gianicolo, il Giardino degli Aranci, lo Zodiaco, i parchi  di Villa Borghese, Villa Ada, Villa Pamphili o le spiaggie lontana dalle luci della città, di Ostia e Fregene,  vi elenchiamo vari appuntamenti a Roma e dintorni organizzati in questi giorni:

 

Polvere di stelle all’Osservatorio Astronomico

Nei giorni 10, 11, 12 e 13 agosto 2018 presso l’Osservatorio Astronomico Monte Rufeno ci saranno 4 serate dedicate alle “lacrime di San Lorenzo”: “Polvere di stelle”, un omaggio all’osservazione delle “stelle cadenti” di Agosto!

 

Appuntamento alle ore 19.00 direttamente in Osservatorio. La serata inizierà con l’osservazione del Sole al telescopio, seguirà un viaggio nel Sistema Solare in scala con presentazione in sala multimediale, quindi lezione al planetario ed infine osservazioni notturne al telescopio ed al microscopio. È consigliato dotarsi di scarpe comode, acqua da bere, cena al sacco e torcia elettrica per il rientro in notturna.

 

Figli delle Stelle al Condominio San Lorenzo

Il Condominio San Lorenzo, di via dello Scalo San Lorenzo, offre il 10 agosto la possibilità di scoprire i segreti del cosmo grazie ai telescopi messi a disposizione gratuitamente. In più anche una selezione musicale a tema, un sound system di pura immersione anni ’80. Da Alan Sorrenti a Donatella Rettore, dai Talk Talk ai Depeche Mode, passando per Prince e i Queen.

Ingresso gratuito. Area Food con happy hour fino alle 21.30 (Drink + Food 7€). Area Giochi con biliardini & ping-pong. Ampio parcheggio interno gratuito fino ad esaurimento posti.

 

Stelle cadenti al Foro Romano

Il 10 agosto l’associazione Roma Caput Tour organizza una passeggiata serale che dai piedi del Campidoglio porterà fino alla terrazza del Foro Romano, per poi passare ai Fori Imperiali, scoprendo i segreti storici del colle di Roma, e concludere  sotto la Colonna Traiana

Appuntamento alle 21 lungo la Scalinata del Campidoglio, angolo Via del Teatro di Marcello. Durata totale della visita 2 ore, prenotazione scrivendo a info@romacaputour.it o con un sms allo 0039 333 4854287.

 

Stelle e bollicine al Castello

Possibilità meravigliosa di osservazione della volta celeste anche presso il giardino panoramico del Castello Orsini di Nerola (Roma), per una serata all’insegna del gusto grazie alla “Guida al Cielo”. Strumentazioni offerte dall’Accademia Delle Stelle – Astronomia di Roma.

 Info e prenotazioni: info@castellorsini.it, telefonare al 0774683272

 

 Le stelle cadenti all’Osservatorio di Rocca di Cave

 L’Osservatorio Astronomico di Rocca di Cave organizza l’11 e 12 agosto, a partire dalle ore 21, una serata dedicata all’osservazione delle costellazioni e delle stelle cadenti caratteristiche di questa serata.

Possibilità di partecipare il 9 agosto anche a un viaggio organizzato in pullman da Roma con ritrovo alle 20 presso Piazzale del Verano con ritorno nello stesso luogo a mezzanotte e mezza.

Per prenotarsi è possibile acquistare il biglietto su www.tubevieioguido.it a 18 €. Il biglietto include il viaggio di andata e ritorno a bordo di pullman Gt. Il costo dell’osservatorio con visita guidata inclusa è di 6 €.

 

La notte di San Lorenzo a Cinecittà

Cannocchiali e telescopi professionali saranno messi a disposizione dei visitatori del grande parco giochi del cinema e della televisione, per poter ammirare il 10 agosto il grande spettacolo del cielo nella notte più speciale dell’estate.

 

Il Campidoglio nella Notte delle Stelle

Il 10 agosto visita guidata al Campidoglio, dove, dopo un breve richiamo alle vicende storiche della struttura, ci si concentrerà sulla straordinaria trasformazione prodotta dal progetto di Michelangelo. La visita della durata di un’ora è condotta dall’architetto Mario Munari, esperto e cultore della materia.

Appuntamento alle 20.15 a piazza del Campidoglio, sotto la statua di Marco Aurelio. Costo: 10 euro + eventuali 1.50 per gli auricolari (in caso si raggiunga un numero elevato).

Prenotazione obbligatoria tramite sms o messaggio WhatsApp al 3405928026 entro le h 13 del 09 agosto.


“Febbre da cavallo”: storia di un “cult movie”.

 

“Che mandrakata!” Ve lo ricordate tutti, vero? Romani e non...io penso proprio di si!

A 40 anni dall’uscita nelle sale cinematografiche italiane di “Febbre da cavallo”, il teatro Sistina di Roma ha ospitato la trasposizione teatrale del film che ha segnato un’intera generazione arricchendo il vocabolario popolare di espressioni e modi dire che ancora oggi suonano nelle orecchie di tutti, con le stesse inflessioni dei fortunati e talentuosi protagonisti di allora.

Una ‘galoppata’ sul palcoscenico del tempio della commedia musicale italiana con l’adattamento teatrale di Enrico Vanzina, la Supervisione Artistica di Enrico Brignano e le musiche di scena affidate al maestro Fabio Frizzi, co-autore della memorabile sigla.

Sul palco sono saliti attori del calibro di Andrea Perroni, Patrizio Cigliano, Sara Zanier, Tiziano Caputo e del grande Maurizio Mattioli. Un successo assicurato, prima di cominciare! 

 

Il film con Gigi Proietti, Enrico Montesano e Catherine Spaak era uscito al cinema il 17 maggio 1976, accolto con freddezza da critica e pubblico. Diretta da Steno, la pellicola fu poi rivalutata tanto da diventare un “cult” della commedia all'italiana grazie alle battute e alle gag dei due protagonisti Mandrake ed Er Pomata. Nel 2002 Carlo Vanzina  firmò il sequel "Febbre da cavallo - La mandrakata".

Gigi Proietti ed Enrico Montesano sono i primi artefici del successo di "Febbre da cavallo", grazie a due personaggi macchiette come Bruno Fioretti, alias Mandrake (Proietti) e Armando Pellicci, Er Pomata (Montesano). Il primo è un modello squattrinato, il secondo un disoccupato truffaldino, che insieme a Felice (Francesco De Rosa), guardamacchine abusivo, hanno un vizietto: le scommesse ippiche. I tre hanno però anche la capacità di puntare sempre sui cavalli sbagliati, anche quando non si fidano della dritta di Gabriella, la fidanzata di Mandrake (Catherine Spaak), che suggerisce di puntare sulla vittoria di Soldatino, King e D'Artagnan.

Il quarantennale dell'uscita è stato celebrato con una versione restaurata del film - in dvd e per la prima volta in Blu Ray - a testimonianza del successo di massa ottenuto dalla intramontabile commedia.

 

[Alessandro Quinti]


La rievocazione/ Save the date

Il “Miracolo della Neve” a Santa Maria Maggiore: una tradizione capitolina da non perdere. 

 

Il 5 agosto a Santa Maria Maggiore come ogni anno torna lo storico appuntamento con la rievocazione del "Miracolo della Madonna della Neve". Conosciuto in tutto il mondo, è considerato dai romani uno degli eventi più rappresentativi delle proprie tradizioni. Lo scorso anno è stato dedicato a Papa Francesco, simbolo di pace e umiltà. 

 

Perpetuando la consuetudine tutta capitolina, in piazza di Santa Maria Maggiore sta per tornare la rievocazione del “Miracolo della Madonna della Neve”. L'evento, ormai prossimo alla sua 35esima edizione, si svolgerà sabato 5 agosto dalle ore 21 alle ore 24.

 

Lo spettacolo fu ideato nel 1983 dall’architetto Cesare Esposito in ricordo di una tradizione devozionale molto cara ai romani, secondo cui la notte tra il 4 ed il 5 agosto del 358 d. C. la Madonna apparve in sogno a un nobile patrizio e alla moglie, che non avendo figli avevano deciso di far edificare una chiesa in suo nome, e disse loro che un miracolo gli avrebbe indicato il luogo su cui costruirla. Anche il Papa Liberio fece lo stesso sogno e il giorno seguente, recatosi sull’Esquilino, lo trovò coperto di neve. Il Papa stesso tracciò il perimetro dell’edificio e la chiesa fu costruita a spese dei due coniugi, divenendo nota come chiesa di Santa Maria “Liberiana” o popolarmente “ad Nives”.

 

Per questo ogni anno - ne sono trascorsi quasi 35 - il 5 agosto, davanti alla chiesa di Santa Maria Maggiore “scende la temperatura”, i fondali della piazza diventano un grande teatro a cielo aperto e sulla piazza si assiste ad una grande nevicata artificiale sulla note dell’Alleluia di Handel.

Una rievocazione dunque da non perdere. Prendete nota. 


La Casa del Cinema di Roma omaggia Franca Valeri: la signora dell’ironia.

 

Martedì 26 giugno aprirà nuovamente i battenti il Teatro outdoor Ettore Scola, l’arena della Casa del Cinema di Villa Borghese che accompagnerà, come di consueto, l’estate dei romani - e non solo - fino al 5 settembre con rassegne, festival ed eventi speciali. “Caleidoscopio” è il titolo della lunga stagione estiva 2018: 72 appuntamenti a ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti.

 

L’apertura è dedicata ad un compleanno molto speciale: quello di Franca Valeri. La signora dell’ironia alla fine di luglio infatti spegnerà 98 candeline, e la Casa del Cinema di Roma vuole renderle un doveroso e commosso omaggio con la proiezione della commedia dalle venature nostalgiche e umoristiche “Parigi o cara” (1962), di Vittorio Caprioli.  Un giusto e meritato tributo a quella che è stata e sarà sempre una straordinaria protagonista del teatro, della televisione e del cinema italiano. 

 

Franca Valeri nasce il 31 luglio del 1920 a Milano, da una famiglia di origine ebraica, ma è da sempre romana di adozione. Entra nel mondo dello spettacolo quasi per caso, seguendo il futuro marito Vittorio Caprioli con cui fonda insieme ad Alberto Bonucci “Il teatro dei Gobbi”.

Il suo personaggio della Signora Cesira debutta nella trasmissione radiofonica “Il rosso e il nero”, fucina di talenti della commedia all’italiana. La sua signorina snob è il ritratto di una certa borghesia ipocrita e colta di matrice milanese, ma la Valeri è anche la popolana “Signora Cecioni”, perennemente al telefono con Mammà.

Esordisce a teatro nel 1951 accanto a Caprioli, da cui divorzierà nel 1974. Il cinema la scopre con “Luci del varietà” (1950), film d’esordio alla regia di Federico Fellini accanto ad Alberto Lattuada. Da piccolo personaggio in “Totò a colori” di Steno, del 1952, passa al ruolo da protagonista in “Piccola posta” (1955) dello stesso regista, accanto a un Alberto Sordi ancora agli esordi e a Peppino De Filippo. Intanto con Eduardo aveva girato nel 1954 la versione cinematografica di “Questi fantasmi”.

Nel 1955, diretta da Dino Risi, è la cugina bruttina settentrionale di una splendida Sophia Loren partenopea che le soffia tutti i possibili fidanzati ne “Il segno di Venere”. Il film è fortemente sostenuto da Vittorio De Sica e la Valeri collabora anche alla scrittura con il regista, Ennio Flaiano, Anton Giulio Maiano e Cesare Zavattini. Tra gli interpreti anche una notevole Tina Pica e Alberto Sordi. E proprio con lui, il futuro borghese piccolo piccolo, in “Un eroe dei nostri tempi” (1955) rappresenterà l’Italietta del tempo con la “cattiveria” del regista toscano Mario Monicelli.

Accanto a mostri sacri del calibro di Mastroianni, De Sica, Carotenuto, Garinei e Ave Ninchi, ancora nel 1955, è ne “Il bigamo”, diretto da Luciano Emmer e scritto da Age & Scarpelli. La Valeri si guadagnerà definitivamente il suo “posto al sole” come caratterista ne “Il Vedovo” (1959) di Dino Risi, accanto a uno straordinario Alberto Sordi. Una strepitosamente antipatica Valeri è la moglie ricca di cui un poveruomo cerca, senza riuscirci, di liberarsi, con toni di commedia alternati a humour nero.

Sulla stessa scia la storia raccontata ne “Il moralista” (1959) di Giorgio Bianchi, con una Valeri ancora una volta bruttina ragazza da marito, corteggiata da un losco Alberto Sordi.

Oltre a una piccola parte in “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti nel 1960, arriva, nel 1961, “Crimen” giallo di Mario Camerini con Sordi, GassmanManfredi e una bellissima Silvana Mangano.

Lo stesso anno segna l’esordio alla regia del marito con “Leoni al sole”, tratto da un romanzo di Raffaele La Capria. A Positano si incrociano le avventura estive di un gruppo di vitelloni non più giovanissimi e l’attrice milanese si innamora, per essere piantata poco dopo, del francese Philippe Leroy.

Nel 1962 la scena è a Parigi in “Parigi o cara” sempre diretto da Caprioli, storia di una donna di strada che fugge in Francia per trovare l’amore.

Tra i diversi film dell’anno successivo da segnalare il personaggio della Valeri femminista ante litteram ne “Gli onorevoli” di Sergio Corbucci accanto al monarchico Totò con il suo “Vota Antonio!”. È del 1968 “Scusi, facciamo l’amore?” l’ultimo lungometraggio in cui è diretta dal marito.

 

Non memorabili i lavori degli anni successivi, a parte come nota di colore, la partecipazione alla parodia più famosa della storia del cinema italiano “Ultimo tango a Zagarol” al fianco di Franco Franchi nel 1973.

Con il tempo si allontana sempre di più dal cinema per dedicarsi al teatro, riscuotendo molto successo nella regia di diverse opere liriche.

Nel 1980 gira accanto a Monica Vitti la commedia di equivoci “Non ti conosco più amore” di Sergio Corbucci. Dopo una lunga assenza dal piccolo schermo nel 1995 l’attrice è accanto a Gino Bramieri nella Sit-com di Mediaset “Norma e Felice” e nel 2000 con Manfredi in “Linda, il brigadiere e…”.

La decennale passione della Valeri per la lirica, la scrittura e il cinema hanno trovato la loro simbiosi ideale nel film di Giorgio Ferrara “Tosca e le altre due” nel 2003, tratto da un’omonima commedia dell’attrice milanese, di cui è essa stessa interprete accanto ad Adriana Asti.


Il 23 luglio James Taylor alle Terme di Caracalla 

 

Come annunciato da alcuni mesi, lunedì 23 luglio 2018 James Taylor salirà sul prestigioso e suggestivo palcoscenico delle Terme di Caracalla - le altre due date italiane sono il 20 luglio a Lucca in Piazza Napoleone, in occasione del Lucca Summer Festival, e il 22 luglio all’Anfiteatro Scavi di Pompei -. Il cantautore statunitense sarà affiancato da un’amica di lunga data e collega, Bonnie Raitt, in tour con il suo ventesimo album Dig In Deep.

Taylor eseguirà le sue memorabili hit insieme ai brani dell’album Before This World, uscito nel 2015, a distanza di 13 anni dal precedente. Lo accompagnerà una All Star Band formata da alcuni dei migliori musicisti della scena statunitense, come Steve Gadd (batteria), Luis Conte (percussioni), Kevin Hays (piano/tastiere), Mike Landau (chitarra elettrica), Walt Fowler (corni/tastiere), Jimmy Johnson (basso), Lou Marini (corni), Arnold McCuller (voce), Andrea Zonn (voce e violino), Kate Markowitz (voce). 

 

Biglietti disponibili in prevendita su Ticketone. 

 

Riconosciuto unanimemente come uno dei “fari” insostituibili della canzone d’autore, Taylor ha contribuito a elevare ad altissimi livelli la grande tradizione della canzone americana.

Considerato il cantautore intimista per eccellenza, la sua scrittura rappresenta una vera e propria esternazione dei problemi propri e generazionali, sociali e urbani.

La sua è una delle voci più profonde, serie e particolari che il mondo della musica pop abbia mai ascoltato.

Ripercorriamo dunque le tappe fondamentali della sua vita e della sua discografia, per celebrare insieme le sue migliori produzioni artistiche.

 

James Taylor nasce a Boston il 12 marzo del 1948 da una famiglia agiata del New England.

La sua è una adolescenza tormentata. Obbligato dai suoi a frequentare il prestigioso college del Milton Accademy, è spesso preda di forti disturbi dell’umore, e per questo viene ricoverato in un ospedale per malattie mentali, a soli 17 anni. Nel marzo del ’67 James lascia l’America e si trasferisce a Londra, nel quartiere di Notting Hill Gate e lì viene scoperto dallo scaltro produttore Peter Asher, che lo porta alla corte dei Beatles.

Paul Mc Cartney intuisce subito il talento del giovane americano e nel 1968 gli produce il primo album, intitolato semplicemente “James Taylor”. Il disco non va bene, anzi passa inosservato dai giovani inglesi, forse troppo distratti a seguire i miti di casa propria. Ma il disco è un buon lavoro, che contiene tra l’altro la splendida canzone autobiografica “Carolina in my mind”.

Dopo il deludente esordio discografico in terra inglese, James ritorna in America e inizia per lui un’era fatta di droga e problemi psicologici con la conseguente risoluzione del contratto con la Apple (la celeberrima etichetta discografica dei Beatles). Ma il suo produttore Peter Asher crede smisuratamente nel suo talento e lo segue fino a New York, dove si stabilisce.

Intanto James passa da un ricovero all’altro, ma finalmente nel natale del ’69 Ascher strappa un contratto con la Warner Bros e Taylor firma il suo secondo album “Sweet baby James”, che contiene il singolo “Fire & rain”, brano di immediato successo che descrive il suo vizio per l’eroina e le esperienze dei vari manicomi.

Nel 1971 esce ”Mud Slide & the Blue Horizon”, nel quale canta la sua più famosa canzone: You've got a friend,  scritta per lui dalla cantautrice Country Carol King. Il suo successo è planetario e da lì in poi saranno solo successi, e ogni disco una perla.

Nel ’72 sposa la bellissima cantante Carly Simon: ben presto diventeranno la coppia più altamente retribuita del mondo dello spettacolo, dopo Richard Burton e Liz Taylor.

Nel 1974 esce uno dei suoi più bei singoli, “Don’t let me be lonely tonight”, dove c’è uno splendido assolo di sax tenore di un “certo” Michael Brecker, scoperta straordinaria di James Taylor che poi rimarrà suo buon amico. E infatti Brecker nel 2001, ormai jazzista affermatissimo, lo chiamerà a cantare questo brano, nel suo disco “Nearness of you”, prodotto da Pat Metheny.

Negli anni ’70 e ’80 James Taylor sarà protagonista assoluto nelle classifiche discografiche mondiali, riuscendo sempre a distinguersi e rinnovarsi con la sua inimitabile eleganza compositiva e interpretativa.

È amato da tanti grandi suoi colleghi. Lo hanno voluto nei loro dischi, Sting, Stevie Wonder, Art Garfunkel, David Crosby, Mark Knopfler, Paul Simon e il grande “Genius” Ray Charles.

Nel 2002 ha pubblicato “October road”, semplicemente splendido: esecuzione perfetta, nei suoni e nel canto.

Nel 2004 è uscito A Christmas Album.

Tra il 2008 e il 2009 ha pubblicato due album di cover dal titolo Covers e Other Covers, e nel 2015 Before This World. 


Artemisia Gentileschi: una straordinaria donna - romana -. Un nuovo libro la racconta. 

 

Ad Artemisia Gentileschi, la più nota pittrice del Rinascimento italiano, romana, ma napoletana di adozione, è dedicata una recentissima monografia di Alessandro Grassi, che si inserisce nella collana d’arte del gruppo Menarini in collaborazione con Pacini editore. Un prezioso omaggio dunque alla storia della vita di questa donna straordinaria e coraggiosa: un’esistenza, la sua, dai tratti ancora sorprendentemente attuali per le traversie e le violenze subìte ma denunciate con forza.     

 

Nata a Roma l’8 luglio del 1593, figlia di Prudenza Montone e del pittore pisano Orazio Gentileschi, Artemisia fin da bambina si trovò a giocare con i colori del padre e a posare per lui come modella per i suoi dipinti. Fu nello studio romano di Orazio, infatti, che la giovane Artemisia iniziò i suoi studi di arte pittorica che l’avrebbero portata, ben presto, a intraprendere con grande abilità una carriera distinta e autonoma che seppur ostacolata, soprattutto all’inizio, da una certa discriminazione culturale di natura sessuale, la renderà ugualmente una delle più famose pittrici della Storia.

Nel 1609 Artemisia ritrasse l’amica Tuzia con il figlio per una Madonna col Bambino. La precoce data del 1610 posta nella Susanna e i vecchioni di Pommersfelden (prima opera firmata dall’artista e capolavoro di altissimo livello) indica come da subito la sua personalità creativa si distinse da quella del suo maestro.

Il 6 maggio del 1611 accadde quel terribile fatto che segnò drammaticamente la sua vita personale e artistica, contribuendo inoltre a far sì che la storiografia contemporanea e la critica successiva si interessassero più alla sua vita e meno alla sua opera, in una connotazione spesso di stampo femminista.

Artemisia venne stuprata da Agostino Tassi, pittore di prospettiva che collaborava strettamente con il padre Orazio. Per molto tempo la violenza, avvenuta anche con la complicità dell’amica Tuzia, fu taciuta. Dopo quasi un anno, nel marzo del 1612, si aprì un processo - del quale esistono i documenti che ci tramandano tutti gli atti e le testimonianze - che si concluse con una lieve condanna del Tassi e con l’umiliazione di Artemisia attraverso plurime visite ginecologiche e torture fisiche. Alla fine di tutto ciò, nel novembre dello stesso 1612, Artemisia si trasferì a Firenze costretta dal padre a sposare il fiorentino Pierantonio di Vincenzo Stiattesi. Le opere che dipinse dopo i fatti tragici di questo periodo dimostrano, come tante volte la critica ha sottolineato, particolare drammaticità formale e asprezza realistica, elementi di discendenza caravaggesca che daranno una decisa svolta allo stile ancora classicista delle prime opere.

Nel 1612 Artemisia eseguì la famosa Giuditta che decapita Oloferne del Museo Capodimonte di Napoli (di cui eseguirà un’altra versione oggi conservata agli Uffizi), che darà il via alla serie di coraggiose eroine bibliche o mitologiche che saranno spesso protagoniste dei suoi dipinti.

A Firenze Artemisia rimase fino al 1620, lavorando sotto la protezione del granduca di Toscana Cosimo II e di Michelangelo Buonarroti il Giovane, il quale, nel 1615, le commissionò l’Allegoria dell’Inclinazione (1615). Nel 1616 Artemisia venne accolta come membro della prestigiosa Accademia del Disegno di Firenze, in quella città dove avrebbe continuato a dipingere molte opere destinate a lasciare un certo influsso sulla pittura locale: Giuditta e la fantesca (1614), Santa Caterina (1614-1615), Minerva (1615), Maddalena penitente (1617) e Giaele e Sisara (1620).

 

Nel 1621 Artemisia sarà di nuovo a Roma, insieme alle figlie e al marito che ben presto, nel 1623, andrà via per sempre. In questo periodo sono documentati due soggiorni importanti dell’artista, uno a Genova dove conobbe Van Dyck e dove eseguì una Lucrezia (1621) e una Cleopatra (1621), e un altro a Venezia.

Tornata a Roma dipingerà il Ritratto di gonfaloniere (1622) e il famoso Ester al cospetto di Assuero (1622-1623), stringendo numerosi contatti con artisti caravaggisti italiani e stranieri.

Nel 1630, dopo aver terminato il famoso Autoritratto come allegoria della pittura dipinto su commissione di Cassiano dal Pozzo, si trasferì a Napoli dove realizzò molti dipinti, compresa una delle sue pochissime opere a destinazione pubblica: L’Annunciazione (1630) e un ciclo di tele per la cattedrale di Pozzuoli.

Nel 1637 Artemisia ricevette l’invito dal re Carlo I a recarsi in Inghilterra per collaborare con il padre Orazio, che si trovava già lì dal 1628. Così la pittrice andò in aiuto del padre ultrasettantenne per terminare il ciclo di nove tele per il soffitto della Queen’s House di Inigo Jones a Greenwich.

Il programma iconografico del lavoro della pittrice sarà l’Allegoria della pace e delle arti sotto la corona inglese (1638-1639). Morto Orazio nel 1641, Artemisia decise di ritornare a Napoli, dove, fino alla fine dei suoi giorni, lavorò incessantemente a nuove e importanti commissioni, come quelle per il collezionista messinese don Antonio Ruffo.

Si spense a Napoli il 14 giugno del 1653. 

 

Solo un cenno, infine, alla mostra che tutti ricordiamo, intitolata “Artemisia Gentileschi e il suo tempo” -  erano circa 100 in totale le opere esposte provenienti da tutto il mondo - che due anni fa è stata allestita nei saloni del Museo di Roma, presso Palazzo Braschi - con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, promossa e prodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia Group e organizzata con Zètema Progetto Cultura - con il proposito di rievocare non solo il percorso artistico della grande pittrice romana ma anche la sua avventura umana, appunto.

Per illustrare la ricchezza e il fervore creativo nei primi decenni del XVII secolo a Roma, accanto alle sue opere sono state affiancate quelle dei più importanti maestri del suo tempo, da Guido Cagnacci a Simon Vouet a Giovanni Baglione. 


OperaCamion “porta in Piazza” Il Rigoletto di Giuseppe Verdi  

 

Una delle composizioni più conosciute e rappresentate dal genio di Busseto esce dal teatro e si presenta ai cittadini-spettatori, muniti di sedia, della Capitale. Eh già, perché il nuovo allestimento curato dal Teatro dell’Opera di Roma - con la Youth Orchestra del Teatro dell’Opera in collaborazione con Biblioteche di Roma  -  che notoriamente da due anni porta le più celebri opere in giro per le piazze romane, questa volta mette in scena il Rigoletto di Giuseppe Verdi. Il luogo dell’opera sarà dunque ancora una volta un camion, o per meglio dire un’automotrice che traina un container: quest’ultimo si apre e compare una scenografia, un’orchestra, gli attori e i cantanti. Il lungo viaggio dell’opera in piazza continua! Lo spettacolo è rigorosamente gratuito.

Di seguito il calendario degli appuntamenti, da non perdere! 

 

lunedì 18 giugno ore 21

Via Guido Fiorini / Piazza Muggia

 

Ponte di Nona - Municipio VI

martedì 26 giugno ore 21

 

Centro Elsa Morante

Piazzale Elsa Morante - Municipio IX

 

lunedì 2 luglio ore 21

Biblioteca Nicolini

Via Marino Mazzacurati, 72 - Municipio XI

 

lunedì 9 luglio ore 21

Largo Nimis snc- Municipio XV  

 

Giuseppe Fortunino Francesco Verdi, uno dei maestri più celebri della storia della musica, nasce a Roncole di Busseto, in provincia di Parma, il 10 ottobre del 1813 da una famiglia di umili origini. Dotato fin da bambino di un vivo interesse per la musica, Giuseppe si esercita su una piccola “spinetta” e inizia gli studi musicali con il maestro della banda di Busseto mentre aiuta i genitori nella loro osteria. Successivamente compone i primi brani per la Società Filarmonica. Nel gennaio del 1831 vince una borsa di studio e con un sussidio studia privatamente a Milano; tenta quindi di entrare nel Conservatorio milanese ma viene respinto. Ritornato a Busseto, diventa maestro di musica del comune e direttore della banda.

Il 4 maggio 1835 sposa Margherita Barezzi, dalla quale ha due figli: Virginia e Icilio. Ma per Verdi gli anni che seguono sono caratterizzati da una serie di sciagure: nel giugno del 1840 muore la moglie e nell’arco di poco tempo perde anche i figli. Intanto esordisce con l’opera “Oberto, Conte di San Bonifacio”, che viene rappresentata con discreto successo al Teatro alla Scala di Milano il 17 novembre 1839, mentre la sua seconda opera, “Un giorno di regno”, fallisce miseramente alla Scala il 5 settembre del 1840. Il 9 marzo 1842 però “Nabucco”, simbolo dell’autentico spirito patriottico ed eroico del Risorgimento italiano, riscuote, sempre alla Scala, un successo strepitoso. Tra il 1844 e il 1850 il grande maestro compone ben undici opere, tra cui “Ernani”, “I due Foscari”, “Macbeth” e “I Masnadieri” - prima opera scritta per i teatri stranieri, rappresentata a Londra dove incontra Giuseppe Mazzini -.

A Parigi frequenta i circoli rivoluzionari e inizia a convivere con Giuseppina Strepponi, noto soprano e interprete delle sue opere. Tornato ancora a Busseto compone la sua “trilogia popolare”, i tre capolavori più famosi: “Il Rigoletto” nel 1851; “Il Trovatore” e “La Traviata” nel 1853. Seguono “I Vespri siciliani” nel 1855, “Simon Boccanegra” nel 1857 e “Un ballo in maschera” nel 1858. Il 29 agosto dello stesso anno il grande compositore, raggiunta l’agiatezza, sposa la sua compagna Giuseppina Strepponi e si stabilisce a S. Agata, vicino Roncole. Verdi è inoltre molto attivo politicamente: infatti di li a breve si reca con una delegazione a Torino, dove incontra Vittorio Emanuele II. Nel 1861 viene eletto deputato al primo Parlamento italiano e, incoraggiato da Cavour, torna nel capoluogo piemontese per la proclamazione del Regno d’Italia.

I suoi successi musicali proseguono con “La forza del destino”, nel 1862, con “Aida”, al Cairo nel 1871 - che segna l’apertura ufficiale del canale di Suez - e con “Messa da requiem” nel 1874 - che dedica alla memoria di Alessandro Manzoni -. Verdi si ripresenterà al grande pubblico dopo un lungo silenzio, quasi “ottuagenario”, con “Otello” nel 1887. Il 9 febbraio del 1893 va in scena alla Scala l’ultima opera del grande artista: “Falstaff”. Il 14 novembre 1897 muore Giuseppina Strepponi.

Giuseppe Verdi si spegne a Milano il 27 gennaio del 1901: il giorno dopo i giornali annunciano la sua morte. L’ “Avanti!” scrive che Verdi: “era l’ultima reliquia del patrimonio morale tramandatoci dalla rivoluzione eroica”, mentre la “Tribuna” di Roma sottolinea che: “l’arte di Verdi, violenta e colorita come la rivoluzione, calda ed acuta come la battaglia, era stata la ragione stessa del nostro Risorgimento”. È sepolto nella Casa di Riposo dei Musicisti, da lui stesso fondata.

 

 

Simbolo per eccellenza del Risorgimento italiano, Verdi ha lasciato il suo “marchio” risonante nel mondo della musica classica, avendo offerto ricchezza e profondità all’arte musicale italiana non solo del XIX secolo, ma di tutti i tempi. Oggi, la riscoperta di quei valori di libertà che hanno animato l’Ottocento italiano e di cui Verdi è stato protagonista, costituisce la lezione più alta della musica verdiana. È il caso quindi di ripetere ancora, come i patrioti del Risorgimento: Viva Verdi. 


L’11 e il 12 giugno Vasco Rossi approda allo Stadio Olimpico di Roma 

 

Nell’ambito del VascoNonStopLiveTour 2018 - partito ufficialmente il 27 maggio scorso dallo stadio Teghil di Lignano - il rocker di Zocca sbarca nella Capitale l’11 e il 12 giugno per due imperdibili date live - sono oltre 60mila gli spettatori pronti a celebrarlo ancora una volta - a cui seguiranno altre 6 tappe su e giù per lo stivale!

Vasco Rossi dunque. Blasco e Komandante sono i suoi due soprannomi più popolari, ma per la storia del rock italiano, di cui è sempre un protagonista di primo piano, è Vasco e basta. 

 

Vasco Rossi nasce a Zocca, in provincia di Modena, il 7 febbraio del 1952.

Dopo essersi avvicinato al mondo della musica come deejay di Punto Radio e aver lavorato nel campo del teatro, Vasco incide i suoi primi brani pubblicati su 45 giri: "Jenny" e "Silvia". Il primo album, Ma cosa vuoi che sia una canzone, esce nel 1978 ed è seguito, l’anno successivo, da Non siamo mica gli americani, contenente “Albachiara”. Nel 1980 il brano "Colpa d’Alfredo", censurato dalle radio e contenuto nell’omonimo album, porta il nome di Vasco alla ribalta nazionale, finendo per diventare il suo primo vero hit. A questo segue un altro brano-chiave nella carriera del rocker di Zocca, “Siamo solo noi”, anche questo titolo di un altro album fatto di canzoni ironiche, capaci di mescolare romanticismo e dissacrazione, poesia e frenesia di vita. “Vado al massimo” invece è il titolo del brano (e di un album) con cui, nel 1982, Vasco partecipa al Festival di Sanremo classificandosi ultimo, mentre l’anno successivo, ancora a Sanremo, arriva il brano della svolta, "Vita spericolata", che traina l’album Bollicine - oltre un milione di copie vendute - finendo per diventare il brano-manifesto di Vasco e dei suoi fan. Per festeggiare viene dato alle stampe, nel 1984, un album dal vivo intitolato Va bene, va bene così, dal titolo dell’unico inedito in esso contenuto.

Dopo lo shock delle tre settimane trascorse in carcere per detenzione di cocaina, Vasco ci mette un po’ a riprendersi, fino a pubblicare nel 1985 Cosa succede in città, accolto in modo tiepido tanto dagli addetti ai lavori che dai fan. Molto meglio è, nel 1987, C’è che dice no, seguito da una lunga serie di concerti. Da questo momento Vasco inizia a rallentare i ritmi della sua produzione discografica così come i concerti dal vivo, finendo per preferire show in spazi più che capienti.

Nel 1989 esce Liberi liberi, cui fa seguito prima il doppio live Fronte del palco e poi l’altro disco dal vivo, 10.7.90 San Siro. Dopo svariate antologie pubblicate sia dalla sua vecchia etichetta, la Carosello, sia da quella nuova, la EMI, Vasco torna con un album di brani inediti nel 1993 con Gli spari sopra, lavoro rock discreto anche se a tratti discontinuo. Il livello più che dignitoso, ma non eccelso, dell’album è confermato dal successivo Nessun pericolo... per te, uscito nel 1996. Meglio sembra essere Canzoni per me, otto brani che Vasco ha lasciato uscire all’inizio del 1998 e che verranno presentati in un unico concerto, il 20 giugno a Imola. Da quello show è stato tratto un disco dal vivo, Rewind, uscito il 22 aprile 1999. Vasco torna al lavoro in studio l’anno seguente e il risultato è Stupido hotel, che esce nell’aprile 2001, e partecipa per la seconda volta al Jammin’ Festival di Imola, radunando oltre 100.000 persone.

Nel 2002 esce l'antologia Tracks, che contiene tra le altre canzoni anche una cover di Francesco De Gregori, "Generale". Nell'estate del 2003 Vasco è protagonista dei maggiori live show estivi italiani (tre serate allo stadio Meazza di Milano che verranno poi documentate in un dvd intitolato Vasco live @ San Siro). Il rocker pubblica, nella primavera del 2004, l'album di inediti Buoni o cattivi, il primo singolo estratto dal disco è la title-track. Nel 2005, 2006 e 2007 Vasco è in tour negli stadi. L'ormai consueta serie estiva dei concerti (che avrebbe dovuto inaugurarsi con l'appuntamento quasi tradizionale al Jammin' Festival, nel 2007 trasferitosi a Venezia, ma poi saltato per una violenta tromba d'aria) è anticipato da un nuovo singolo: “Basta poco”, che viene inizialmente messo in vendita solo in formato digitale, per arrivare a maggio anche in formato "fisico", accompagnato da una cover de "La compagnia" di Battisti, e accompagnato da un video i cui protagonisti sono dei pupazzi disegnati dal figlio di Vasco.

Un nuovo disco di studio viene prima annunciato per fine 2007, poi rimandato, anche per dissapori con la casa discografica.

Vasco pubblica un dvd dal vivo, registrato allo Stadio Olimpico di Roma, e vola negli States a finire con più calma il nuovo album, coinvolgendo nelle sessioni di registrazione Slash, ex chitarrista dei Guns n’ Roses. Il mondo che vorrei esce finalmente il 28 marzo 2008 e, come ormai di consueto, Vasco si prepara per un tour estivo negli stadi. A sette anni da Tracks esce il secondo capitolo, Tracks II, dove trovano spazio anche canzoni inedite, soprattutto la cover del brano dei Radiohead "Creep" che, una volta entrata nel mondo di Vasco, diventa “Ad ogni costo”.

Nel maggio 2010 Vasco si esibisce per la prima volta a Londra: da queste date nasce il doppio cd Vasco London istant live. Anticipato dal singolo "Eh, già", il 29 marzo 2011 esce Vivere o niente, un album in puro stile Vasco dove le ballate convivono con rock tiratissimi.

Nell'estate 2011 parte un nuovo tour negli stadi, che tocca per ben quattro serate San Siro. A fine giugno, dopo pochi concerti, l'annuncio shock: Vasco afferma di volersi “dimettere da rockstar”, dichiarando che quella in corso è la sua ultima tournée negli stadi. Seguono vari problemi di salute che lo costringono a diversi ricoveri in clinica. Il Blasco fa notizia anche con i suoi "clippini" messi in rete durante l'estate su Facebook e pubblica un nuovo singolo, “I soliti”. Poi, nel dicembre 2011, solo in formato digitale, esce una versione speciale dell'album Vivere o niente ribattezzata Vivere o niente - kom. 011 edition, che contiene l'album di studio e tredici brani registrati durante il tour Vasco Live Kom '011.

Il 31 marzo 2012 viene pubblicato L’altra metà del cielo, contenente alcune tra le sue più famose canzoni dedicate alle donne, riarrangiate per l’esecuzione di un balletto che va in scena alla Scala di Milano. Dopo una lunga assenza, Vasco tiene un concerto acustico in una discoteca a settembre. Poco dopo, però, viene nuovamente ricoverato in ospedale per una serie di terapie. Nel novembre 2012 viene realizzato “Live Kom 011: The complete edition”, film dei concerti che il Blasco ha tenuto a San Siro nel 2011. A gennaio 2013 Vasco torna sulle scene con il singolo “L'uomo più semplice” e annuncia sei concerti negli stadi per giugno; in ottobre esce il singolo “Cambia-menti”, subito al numero uno in classifica. Nel marzo 2014 arriva un altro singolo: “Dannate nuvole”, che il rocker dice ispirato alla lettura di Nietzsche e che anticipa l’uscita del nuovo album di inediti prevista per novembre. Nel frattempo, sono fissate sette date estive all’Olimpico di Roma (tre concerti) e al San Siro di Milano (quattro, un record). Nel gruppo che l’accompagna non è presente Maurizio Solieri, suo storico chitarrista. Dopo l'estate arriva un'altra canzone, "Come vorrei", che anticipa il nuovo album, Sono innocente, uscito il 4 novembre del 2014.

Nel 2016 salgono invece a quattro gli appuntamenti dal vivo per il rocker di Zocca nella Capitale. Vasco Rossi infatti, a "stragrande richiesta", si esibisce allo Stadio Olimpico di Roma oltre il 22 e 23 giugno - come annunciato inizialmente - anche il 26 e 27 giugno. 

Ora, dopo quella che è stata definita la "Tempesta perfetta" di Modena Park - il 1° luglio 2017 al parco Enzo Ferrari di Modena - dove, per autocelebrare "i suoi primi 40 anni di attività musicale", con oltre 225.000 biglietti venduti ha stabilito il record mondiale di spettatori paganti, Vasco ricomincia dagli stadi. La data ZERO, aperta al pubblico, del VASCONONSTOPLIVE 2018 si è tenuta il 27 maggio scorso allo stadio Teghil di Lignano; seguono 9 imperdibili tappe che attraverseranno letteralmente l'Italia da nord a sud. 


Antonello Venditti: un “ponte” tra le generazioni. 

 

Venerdì 1 giugno 2018 il mitico Antonello Venditti - attesissimo special guest - è tornato nel Liceo che ha frequentato 50 anni fa - lo storico Liceo Classico Giulio Cesare, nel quartiere Trieste di Roma - per incontrare i ragazzi in occasione della festa di fine anno. Ricordi, nostalgie, ma con lo sguardo rivolto al futuro, rappresentato proprio da loro: le giovani generazioni. Il “cantautore più amato dai romani” ha impreziosito la serata intonando “Notte prima degli esami”, perfettamente in tema con la festa, che precede infatti gli ormai vicini esami di maturità. Non sono mancati alcuni riferimenti all’attualità e il monito, rivolto agli studenti, a vivere intensamente e a pieno la loro età; un momento decisamente irripetibile nella vita di ognuno. Considerazione che però tutti, o quasi, finiscono per fare molto più in là nel tempo! È capitato anche a voi? Così è la vita!

E poi, tanta voglia di cantare insieme, come Antonello Venditti, da grande cantautore e interprete quale è, ci ha insegnato in oltre 40 anni di intramontabili successi indissolubilmente legati alla Città Eterna.

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Trilussa: il poeta di Roma. 

 

È stato per oltre mezzo secolo il principale cantore in versi della sua amata Roma. Registrato all’anagrafe come Carlo Alberto Salustri, si è affermato come poeta utilizzando come nome d’arte l’anagramma del suo cognome: Trilussa

 

Carlo Alberto Salustri (in arte Trilussa, suo pseudonimo-anagramma) nasce a Roma, al quarto piano di Via del Babuino 114, il 26 ottobre del 1871.

Orfano del padre a soli tre anni, vive un’infanzia piena di stenti compiendo studi irregolari. Esordisce giovanissimo componendo alcune poesie per il foglio di folklore dialettale “Il Rugantino” di Luigi Zanazzo. Intorno al 1890 pubblica sonetti sul “Don Chisciotte”, su “Il Capitan Fracassa”, sul “Messaggero”, di cui in seguito sarà a lungo collaboratore, e su “Il Travaso delle Idee”. Tra il 1913 e il 1920 abita a Campo Marzio, dove trova il grande amore con una ragazza trasteverina, Rosa Tomei. Al caffè Aragno, ritrovo degli intellettuali romani, preferisce l’osteria. È del 1917 la pubblicazione di un suo scherzoso “allungamento” della famosa filastrocca “La Vispa Teresa”: un fascicoletto con copertina di Finozzi e qualche illustrazione interna di Sto. Ispiratrice dell’operetta, stilata “in un quarto d’ora”, è l’attrice Dina Galli. L’allegra rivisitazione della poesiola avrà un grande successo e sarà ristampata più volte: nel 1944 sarà illustrata da Gioacchino Belli.

Sulla scia del successo Trilussa inizia a frequentare i “salotti” nel ruolo di “poeta-commentatore” del fatto del giorno. Durante il Ventennio evita accuratamente di prendere la tessera del PNF: egli infatti preferisce sempre definirsi un “non fascista” piuttosto che un antifascista. Nel 1922 la Mondadori inizia la pubblicazione sistematica di tutte le sue raccolte. Sempre nel 1922 lo scrittore entra in “Arcadia” con lo pseudonimo di Tibrindo Plateo, che fu anche quello del Belli. Nel 1927 pubblica un racconto in romanesco, “Er segreto der Mago”, scritto per la Società generale delle conserve alimentari (CIRIO) e illustrato da Livio Apolloni. Trova quindi spazio adeguato nella collana del “Fauno Giallo” di Giuseppe Zucca con “Picchiabbò”, libretto di valore in cui si trova sia la sua caricatura fatta da Guasta che una sua autocaricatura. Essendo anche un efficace dicitore dei suoi versi, Trilussa intraprende lunghe tournée in Italia e all’estero. Tra il 1927 e il 1930 inoltre crea e gestisce con Guasta un teatrino di burattini: la “Baracca delle favole”.

La sua produzione poetica è ricca e apprezzata fino alla guerra e ancora dopo la Liberazione. Scrive testi per Fregoli e Petrolini, tuttavia ha problemi economici; le entrate che gli provengono da pubblicazioni e collaborazioni giornalistiche sono appena sufficienti per sbarcare il lunario. Nell’immediato dopoguerra le sue condizioni economiche sono sempre modeste, e a ciò si aggiunge il cagionevole stato di salute: soffre di asma. È costretto pertanto a rinunciare all’osteria e alle consuete passeggiate. Intanto la fedele e devota Rosa Tomei gli è anche governante, segretaria e infermiera. Nel 1944 esce l’ultima raccolta di poesie, “Acqua e vino”: poi sarà il silenzio. Il 1° dicembre 1950 il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi lo nomina senatore a vita: “Per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo letterario ed artistico”.

 

Trilussa, già da tempo malato e perfettamente consapevole della fine imminente, ma con immutata ironia, commenta così l’avvenimento: “M’hanno nominato senatore a morte”. Sommerso dai telegrammi e lettere di congratulazioni che gli giungono da ogni parte del mondo, il poeta confida agli amici più stretti che si trovano accanto a lui: “Hanno trovato la maniera di seppellirmi prima del tempo”.

“Il poeta di Roma” si spegne venti giorni dopo, nella sua casa-studio di Via Maria Adelaide 17, il 21 dicembre del 1950, all’età di 79 anni.

La raccolta in un solo volume delle sue poesie, a cura di Pietro Pancrazi, uscirà postuma, nel 1951, per i “Classici” Mondatori.

Celebre la teoria dei due polli, contenuta nella poesia “La Statistica”, con cui svela l’ingannevole utilizzo delle statistiche - per fini politici - e che tutt’oggi conserva la sua validità. In pratica, se una persona mangia due polli e un’altra nessuno, secondo la media risulta che entrambi ne hanno mangiato uno.

Molte delle sue poesie hanno inoltre ispirato artisti famosi dei nostri tempi, tra cui Claudio Baglioni e Jovanotti, nonché un pontefice, Giovanni Paolo I, che lesse “La fede” nel corso di un’udienza.